Un'alba spenta e fioca si affacciava tra le sagome scure dei palazzi, assorbendone la cupezza e affievolendone il solito splendore chiaro e deciso. Giulia restò a guardarla tra il freddo dell'aria mattutina e il caldo tepore della tazzina di caffè, tra i rumori della strada, che le giungevano lontani e ovattati, e il silenzio addormentato della casa; pensò che a quel grigio nulla avrebbe potuto opporre resistenza, tantomeno poteva farlo quella timida luce, ancora troppo debole per non restare sopraffatta e troppo poco coraggiosa per potersi imporre, perché anche per splendere ci vuole coraggio, soprattutto in mezzo alle tenebre che divorano e succhiano qualsiasi splendore fino a renderlo una luce sbiadita, confusa maldestramente in mezzo al grigio. Bevve un sorso di caffè e chiuse la finestra; il chiarore restò fuori a perdersi nell'aria fredda, debole e impotente scivolava sul grigio slavato dei palazzi, sulle crepe polverose e riempite qua e là di ciuffi d'erba...