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Visualizzazione dei post da marzo, 2018

La cassa

“Sono 12,58 euro, signora.” “Gino, hai controllato i prezzi?” “Sì, mammà.” “Hai messo pure il pacchetto della salumeria?” “Sì, mammà.” “Gino, me la date una mano a prendere quella bottiglia lassù in cima? Je so’ corta e nun c’arrivo!”. Gino stava per alzarsi di scatto dalla sedia girevole, quando una mano ossuta gli premette con forza sulla spalla: “Maculatì, ma come vi viene? Facitevell’ piglià a’ cocchedun’ ato, mio figlio dalla cassa non si muove! Avete capito? Mio figlio deve stare alla cassa!” Gino doveva stare alla cassa. Non poteva muoversi. Che non potesse muoversi non era decisione sua, ma di sua madre, la signora Lina, un mucchietto di ossa piegato in due dall’artrite, perennemente fasciato da un vestito a fiori in ogni stagione, da cui spuntava un viso aguzzo e rugoso con due occhietti scuri e indagatori che scrutavano nel profondo dell’anima del cliente per tirargli fuori i sensi di colpa, i più torbidi peccati dell’anima sua e pure la confessione di qualche taccheg...