Se papaveri rossi e candidi gigli non possono mai stare assieme come possono farlo il Ciclope e Galatea?
Eppure è nella natura di chi ama desiderare l'impossibile.
E l'impossibile spesso vuol dire desiderare di essere altro da sé, nella consapevolezza che il cambiamento è inattuabile.
In questo desiderio irrealizzabile Polifemo trascorre le sue giornate, di fronte al mare ostile e lontano, cui confida la nostalgia di Galatea che gli si è impigliata nel cuore e non se ne va.
Vorrebbe offrirle la grotta, il tenero belato del gregge ch'egli pasce con amore, il latte fresco e i formaggi, il suono della zampogna.
Nulla di tutto ciò avvince Galatea, perché a lei piace il mare e Polifemo lo sa.
Sa anche che Galatea fugge la sua fronte, il suo sopracciglio ispido e peloso e il cerchio di quell'unico occhio, il naso enorme.
La sua diversità non può piacerle: è priva di appigli, liscia come l'indifferenza su cui scivola l'amore del Ciclope.
Non le interessa la grotta, il gregge, il latte e la zampogna: a Galatea piace il mare e per un attimo Polifemo desidera di essere altro e altrove: un pesce con le pinne e le branchie, per poterle baciarle la bocca, toccarle i piedi. Come creatura del mare Galatea forse lo guarderebbe senza provare orrore, senza quel ribrezzo che gli trafigge il cuore.
Ma è solo un pensiero, stupido e folle: come potrebbe lasciare l'Etna, le selve e le greggi per il mare? Perché lei non gli viene incontro e dimentica il mare per farsi piacere le selve? Semplice: lei non l'ama.
Con l'amore le cose impossibili diventano possibili. Quasi sempre.
Eppure il Ciclope per lei le farebbe, sopporterebbe persino di farsi bruciare l'anima e di sacrificare il suo unico occhio che non lo lascerebbe a Nessuno.
Galatea no. Il problema sta tutto qui.
Cosa sarebbe l'amore senza il desiderio delle cose impossibili, sulle quali la nostalgia riversa amaro liquore?
La dolcezza del possibile in fondo è fastidiosa, come lo sono le ninfe che s'offrono al povero Polifemo, cui non resta che cantare il suo dolore di fronte al mare ostile.
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